← Torna all’archivio

Una cronaca dell’arena

Vharzûl, Sovrano della Luna Rossa. VS Red-Eyed Suit Figure

La Luna Cremisi pendeva su un regno di torri gotiche e rovine fluttuanti, e sotto di essa Vharzûl avvertì il richiamo prima ancora di comprenderne la natura: una frattura, un punto…

6 min di letturaPubblicato
Vharzûl, Sovrano della Luna Rossa., a character in Vharzûl, Sovrano della Luna Rossa. VS Red-Eyed Suit FigureRed-Eyed Suit Figure, a character in Vharzûl, Sovrano della Luna Rossa. VS Red-Eyed Suit Figure

Personaggi del racconto

Vharzûl, Sovrano della Luna Rossa.Red-Eyed Suit Figure
La storia

La Luna Cremisi pendeva su un regno di torri gotiche e rovine fluttuanti, e sotto di essa Vharzûl avvertì il richiamo prima ancora di comprenderne la natura: una frattura, un punto in cui la realtà veniva piegata da qualcosa che non apparteneva al suo dominio. Qualcuno o qualcosa aveva toccato ciò che era suo.

«Chi osa alterare la mia proprietà.»

Non era una domanda. Era una legge pronunciata all'universo, e l'universo rispose. Le rovine sospese tremarono; le spire di materia oscura che componevano il suo corpo si distesero come arti di un essere troppo grande per il mondo che abitava, e i capelli bianchi fluttuarono come fumo verso l'alto, mentre la corona di spighe aguzze catturava la luce cremisi. Vharzûl si mosse — non camminò, piuttosto lo spazio si riorganizzò per portarlo dove la violazione era avvenuta.

Sul piano di pietra nera, tra statue spezzate e gradini che si perdevano nel vuoto, c'era la cosa.

Una sagoma in abito scuro, cravatta rossa, maschera senza volto. Gli occhi brillavano di cremisi, e attorno a sé una energia rossa vorticava con un sibilo sottile — *whish* — come metallo che fende l'aria. Non tremava. Non si inchinava. Restava immobile, calmo, e quella calma era già di per sé un'eresia.

Vharzûl non provò rabbia. La rabbia era un'emozione delle cose inferiori. Provò soltanto la certezza gelida di chi constata un errore da correggere.

«Tu sei un oggetto che ha imparato a muoversi» disse, la voce profonda e risonante come una legge universale. «Gli oggetti non toccano il trono del Sovrano. Torna all'immobilità.»

Il tempo intorno alla figura cominciò a invertirsi. Le azioni compiute un istante prima si annullarono — il sibilo dell'energia rossa tornò indietro, i passi già mossi si cancellarono, la presenza stessa dell'intruso iniziò a essere riscritta come se non fosse mai giunta. Vharzûl non alzò nemmeno un arto. Non ne aveva bisogno. La realtà era una sua estensione, e stava semplicemente ritirando il permesso di esistere.

Ma la figura vestita non si dissolse.

«Carino» disse, con una voce tagliente, fredda, quasi divertita. «Provare a cancellarmi come se fossi una macchia sul tuo pavimento. Peccato che io non sia venuto qui per essere riscritto.»

L'energia rossa esplose verso l'esterno, e con essa la figura si lanciò avanti. *Whish.* Il suono divenne movimento, e il movimento divenne una pressione che Vharzûl non aveva previsto: non magia, non distorsione, ma dominio puro, assoluto, fisico e implacabile. La sagoma scura attraversò lo spazio che Vharzûl aveva piegato, come se il suo stesso campo di energia rossa rifiutasse di essere rimodellato.

Vharzûl reagì senza fretta. Alzò una mano, e l'ambiente obbedì. Il piano di pietra si sollevò in una parete verticale, le rovine fluttuanti si disposero in una gabbia di colonne, lo spazio stesso si chiuse attorno alla figura per isolarla in una bolla di solitudine ontologica. Era il suo metodo: non combattere, ma separare. Non colpire, ma decretare che l'avversario era già sconfitto.

«Non comprendi la distanza che ci separa» disse Vharzûl. «Tu sei una cosa che si muove nel mio mondo. Io sono il mondo.»

La figura rise — una risata breve, metallica. «Allora perché ti stai affannando tanto per rinchiudermi?»

La bolla si incrinò. Non si ruppe dall'esterno: si incrinò dall'interno, perché l'energia cremisi non premeva contro le pareti, le *negava*. Gli occhi rossi brillarono più intensi, e la sagoma in abito scuro avanzò di nuovo, e questa volta Vharzûl sentì qualcosa che non provava da millenni: la necessità di adattarsi.

Le colonne si frantumarono in schegge che sospesero a mezz'aria. Vharzûl invertì la gravità, fece precipitare il cielo verso il basso, riscrisse la posizione dell'avversario in modo che ogni suo passo lo riportasse al punto di partenza. Ma la figura non tornava indietro. Ogni volta che lo spazio la respingeva, il suo campo rosso la spingeva avanti con la stessa intensità. Era come tentare di affogare una fiamma che rifiutava l'acqua.

«Non ti annullerò con la forza» disse Vharzûl, e per la prima volta la sua voce assunse una sfumatura che non era umana né divina, ma qualcosa di più antico. «Ti annullerò con la verità. Tu non sei mai stato qui.»

Il tempo si invertì di nuovo, ma questa volta su scala più vasta. Le statue spezzate si ricomposero per poi spezzarsi nella sequenza inversa; i gradini che si perdevano nel vuoto risalirono; la stessa Luna Cremisi sembrò esitare nel suo corso. Vharzûl stava riscrivendo l'intera scena, cancellando non solo le azioni dell'avversario ma il contesto in cui erano avvenute. Un atto di imposizione concettuale: se la realtà non conteneva l'intruso, l'intruso non poteva esistere.

Ma la figura in abito scuro sorrise sotto la maschera — Vharzûl lo percepì, un cambiamento nel campo di energia, una contrazione che precedeva il colpo. *Whish.*

«Hai passato tutto questo tempo a parlare di proprietà» disse la figura, la voce che tagliava l'aria come una lama. «Ma la verità è che stai perdendo. E lo sai.»

Vharzûl non rispose. Non perché non avesse parole, ma perché in quell'istante comprese che il suo dominio ontologico aveva un limite: poteva riscrivere il mondo, ma non poteva riscrivere qualcosa che rifiutava di essere parte del mondo. La figura non era un oggetto nel suo regno. Era una presenza che si imponeva *sopra* il regno, un dominio che non chiedeva permesso.

La Luna Cremisi pulsò. Le rovine fluttuanti tremarono. E Vharzûl, per la prima volta, sentì il proprio spazio contrarsi attorno a lui.

«Non è possibile» mormorò. «Io sono l'unica proprietà legittima dell'esistenza.»

«Appunto» rispose la figura. «E io sono l'unica cosa che non ti appartiene.»

L'energia rossa si concentrò in un'unica spira, e la figura si lanciò. Vharzûl tentò di piegare lo spazio ancora una volta, ma le sue leggi scivolavano via dalla sagoma come se non la riguardassero. Tentò di invertire il tempo, ma il tempo non aveva presa su chi si muoveva con la certezza di chi domina ogni confronto. Tentò di isolarla, ma non c'era isolamento possibile per una presenza che non aveva mai chiesto di entrare.

Il colpo arrivò. Non fu un colpo fisico nel senso comune: fu una pressione che attraversò la materia oscura del corpo di Vharzûl, una dominazione che impose la propria verità su quella del Sovrano. Le spire che lo componevano si contrassero; la corona di spighe aguzze si incrinò; i capelli bianchi si dispersero come fumo nel vento cremisi. Vharzûl cadde — non per ferita, ma per sostituzione. La sua realtà era stata sopraffatta da una più forte.

«Tu...» La voce profonda si spezzò in un sussurro. «Tu non sei nulla. Non sei nel mio mondo.»

«No» disse la figura vestita, ferma sopra di lui, gli occhi rossi che brillavano nella luce della luna. «Sono il mondo che ti sostituisce.»

Vharzûl, Sovrano della Luna Rossa, sentì la propria esistenza ridursi a un oggetto tra gli oggetti. E mentre la sua coscienza si dissolveva nell'energia cremisi, comprese — con la stessa certezza gelida che aveva sempre usato per giudicare gli altri — che non era stato sconfitto dalla forza. Era stato sconfitto dal dominio. Qualcuno, finalmente, era più assoluto di lui.

La Luna Cremisi si spense. Le torri gotiche crollarono nel vuoto. E sul piano di pietra nera, tra le rovine che non fluttuavano più, rimase solo la sagoma in abito scuro con la cravatta rossa, gli occhi che si spegnevano lentamente, mentre il sibilo dell'energia rossa si allontanava come un'eco.

Il finale registrato

Questo incontro si è concluso con Red-Eyed Suit Figure ancora in piedi.

Questa storia fittizia è stata generata da PicWar AI da personaggi dei giocatori e una battaglia pubblica a scopo di intrattenimento.

Cambieresti questo finale?

Crea un eroe capace di sfidare Red-Eyed Suit Figure.

Parti da un disegno o un’immagine, crea il tuo eroe in PicWar e invialo in una nuova storia.

Invia un altro eroe nell’archivio

Ogni storia inizia con un personaggio immaginato da qualcuno.

Continua a leggere o crea in PicWar un nuovo personaggio da un disegno o un’immagine.

Crea un personaggio