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Una cronaca dell’arena

Nihzar, il Monarca dell’Ombra Eterna VS Saorise

La nebbia violacea si aprì come un sipario di velluto, e Nihzar, il Monarca dell’Ombra Eterna, avanzò nel cerchio di pietra con la lentezza di chi non ha mai dovuto affrettarsi in…

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Nihzar, il Monarca dell’Ombra Eterna, a character in Nihzar, il Monarca dell’Ombra Eterna VS SaoriseSaorise, a character in Nihzar, il Monarca dell’Ombra Eterna VS Saorise

Personaggi del racconto

Nihzar, il Monarca dell’Ombra EternaSaorise
La storia

La nebbia violacea si aprì come un sipario di velluto, e Nihzar, il Monarca dell’Ombra Eterna, avanzò nel cerchio di pietra con la lentezza di chi non ha mai dovuto affrettarsi in tutta la sua esistenza. La sua corona di tenebre pulsava di un bagliore porpora, e sotto di lui il suolo si increspava, come se persino la roccia riconoscesse il suo dominio. Attorno, figure demoniache scolpite nell’ombra si ergevano immobili: un esercito in attesa di un cenno.

Dall’altro lato, Saorise atterrò senza fretta. Le ali di pipistrello si piegarono con un fruscio di seta, e il fuoco rosa che la avvolgeva disegnò spirali pigre nell’aria umida. I suoi occhi, due fessure di luce fucsia, si posarono sul monarca senza timore. Le corna nere, con il ciondolo dorato a croce che oscillava appena, catturarono il bagliore viola e lo rimandarono distorto.

«Un re che si crede eterno», mormorò lei, la voce bassa e risonante come un eco in una cattedrale vuota. «Vediamo quanto dura la tua ombra quando incontra qualcosa che non può inghiottire.»

Nihzar non rispose. Alzò una mano scheletrica, e tre sfere di tenebra pura si materializzarono attorno alle sue dita. Il gesto era un decreto, non una minaccia. Le sfere schizzarono in avanti, rapide come pensieri maligni.

Saorise non le schivò. Le ali scattarono, e il suo corpo si dissolse in una scia di vapore rosa, ricomponendosi tre passi più in là. Le sfere colpirono la pietra e la pietra divenne polvere, ma lei era già altrove, e il suo riso echeggiava come un ronzio di vespe.

«Prevedibile», sussurrò. «Tutta quella potenza, eppure così lento.»

Il fuoco rosa si addensò attorno a lei, formando un cerchio di rune sospese. L’aria divenne densa, dolce, quasi inebriante. Nihzar sentì il proprio campo di percezione incresparsi: un’onda di energia invadente cercava di insinuarsi nei suoi sensi, di offuscare la sua vista con desideri che non erano suoi. Un attacco alla mente, sottile e persistente.

Il Monarca inclinò il capo, quasi divertito. Le sue mani scheletriche si chiusero, e l’onda di saorise venne afferrata a mezz’aria, intrappolata in una gabbia di ombre. Il fuoco rosa si dibatté, poi si spense, divorato.

«La tua magia è deliziosa», disse lui, la voce profonda che rimbombava come una sentenza. «La assorbirò. E tu diventerai la prima di una nuova legione.»

Saorise sbiancò appena, ma non arretrò. Anzi, sorrise. Le rune sul suo ventre si accesero di una luce più intensa, e dalle sue spalle si sprigionò una raffica di energia compressa, una lama di fuoco rosa che tagliò l’aria verso il collo del monarca.

Nihzar non si mosse. La lama lo attraversò — o meglio, attraversò il punto dove lui era stato. L’ombra si ricompose un istante dopo, e la rigenerazione ricucì il varco come se nulla fosse. Ma Saorise non stava guardando il suo corpo. Stava guardando le sue mani.

Perché in quel momento, mentre la lama lo attraversava, Nihzar aveva dovuto reindirizzare una frazione della sua attenzione per rigenerarsi. E Saorise lo aveva previsto.

Lei non attaccò di nuovo. Invece, si lasciò cadere all’indietro, le ali spiegate, e scomparve in una nube di fumo rosa che si disperse verso i pilastri gotici. Non una fuga — una rinuncia calcolata. Aveva capito che ogni colpo diretto sarebbe stato divorato, e che la rigenerazione del monarca rendeva inutile qualsiasi scambio prolungato. Così scelse di non combattere la sua battaglia. Scelse di aspettare la sua.

Nihzar la seguì con lo sguardo, e per la prima volta qualcosa si incrinò nella sua calma regale. Non era abituato a un avversario che rifiutava l’ingaggio. Le sue sfere di tenebra si spensero, e lui avanzò tra la nebbia, cercando la traccia del fuoco rosa.

La trovò troppo tardi.

Saorise era sopra di lui, non davanti. Era salita lungo la colonna di pietra, silenziosa, e ora piombava dall’alto con entrambe le mani protese. Non fuoco. Non magia. Solo le sue dita, avvolte in un alone rosa compresso, che affondarono nel punto esatto in cui la corona di ombre si connetteva al suo corpo.

Non lo ferì. Lo bloccò.

L’energia rosa si propagò come un veleno nella struttura di tenebra, e per un istante — un solo, prezioso istante — la rigenerazione di Nihzar si inceppò. Le ombre attorno a lui tremarono, incerte, come soldati senza ordini. La corona pulsò, poi si offuscò.

«Non puoi divorare ciò che non riesci a raggiungere», sussurrò Saorise, il respiro caldo contro la sua nuca.

Nihzar cercò di afferrarla, ma le sue mani scheletriche chiusero solo fumo. Lei era già dietro di lui, poi di lato, poi ovunque, una presenza che non poteva essere bloccata perché non si fermava mai. Ogni volta che lui tendeva l’ombra, lei era altrove. Ogni volta che lui assorbiva la sua magia, lei cambiava forma. E ogni volta che lui tentava di rigenerarsi, lei colpiva quel punto — quel singolo punto di connessione — e lo costringeva a ricominciare.

Non era una battaglia di forza. Era una battaglia di pazienza.

E Nihzar, il Monarca dell’Ombra Eterna, non aveva mai dovuto avere pazienza. Aveva sempre dominato. Aveva sempre divorato. Ma ora, ogni volta che cercava di afferrare la vittoria, questa gli scivolava tra le dita come acqua rosa.

La nebbia violacea si diradò. Le figure demoniache ai margini del cerchio iniziarono a piegarsi, come se la volontà che le teneva erette stesse vacillando. Nihzar sentì il proprio dominio incrinarsi, non per un colpo, ma per l’assenza di un colpo. Saorise non gli stava dando nulla da combattere. Gli stava dando solo il tempo di perdere.

E lui lo stava perdendo.

Con un ultimo sforzo, il Monarca convogliò tutta la sua essenza in un’unica sfera di tenebra, così densa che la luce attorno a lui divenne nera. La scagliò verso la fonte del fuoco rosa — ma Saorise non era lì. Era dietro di lui, di nuovo, e le sue dita trovarono ancora una volta il punto di connessione.

Questa volta, non lo bloccarono. Lo recisero.

La corona di ombre si frantumò in mille schegge di porpora, e Nihzar cadde in ginocchio. Il suo mantello frastagliato si dissolse in un pulviscolo scuro che il vento portò via. Le figure demoniache si sgretolarono, una dopo l’altra, finché attorno a lui rimase solo la pietra fredda e la nebbia che si ritirava.

Saorise atterrò davanti a lui, le ali ripiegate, il fuoco rosa ridotto a un bagliore tranquillo. Lo guardò dall’alto, con quella calma pigra che non lo aveva mai abbandonato.

«L’eternità», disse, «è solo un’altra cosa che si può aspettare di perdere.»

Nihzar alzò lo sguardo. Le sue mani scheletriche, un tempo capaci di manipolare sfere di potere, ora stringevano solo il vuoto. E per la prima volta, il Monarca dell’Ombra Eterna non aveva nulla da dire.

Il finale registrato

Questo incontro si è concluso con Saorise ancora in piedi.

Questa storia fittizia è stata generata da PicWar AI da personaggi dei giocatori e una battaglia pubblica a scopo di intrattenimento.

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